La strategia la conosciamo bene, è quella di chi è determinatissimo a non finire nel burrone per primo, ma, al contrario, intende vendere carissima la pelle per finirci quantomeno tra gli ultimi della fila.

Le misure sono altrettanto note e chirurgiche: tagli alle spese, sacrificio dei talenti, decisioni conservatrici, contenimento metodico dei costi, diffidenza verso l’ottimismo in genere, considerato la porta d’ingresso della vulnerabilità.

Tutto estremamente saggio e socio-economicamente molto vantaggioso.

Per il prossimo.

–          Pei i consumatori: si abbassano i prezzi

–          Per i propri competitor attuali

–          Per i competitor futuri: quelli magari che ci si è allevati in seno fino a poco prima.

Non è vantaggiosa le aziende che la mettono in pratica e soprattutto non è vantaggiosa per le aziende “che vanno bene”. Aziende che andavano benissimo e che si sono distinte nella pratica della “strategia della sopravvivenza” sono state anche  Kodak, Polaroid, Blockbuster…

Certamente la domanda è legittima: “Perche’ cambiare quando le cose vanno bene?” E’ il proverbiale “dilemma dell’imprenditore”-

Ma vi viviamo in un tempo di cambiamento permanente e i motivi per cui cambiare è opportuno anche quando le cose vanno bene sono concretissimi:

–          La tecnologia cambia di continuo e con essa anche i comportamenti e le aspettative delle persone

–          Nuovi touch points si aprono continuamente con i clienti

–          Gli imprenditori perdono inevitabilmente il contatto con i giovani clienti e dipendenti

–          La forza lavoro invecchia e “impara meno”

–          I nuovi competitor sono leggeri e attrezzati a crearsi una rilevanza molto velocemente

DALLA STRATEGIA DELLA SOPRAVVIVENZA ALLA STRATEGIA DELLA LEADERSHIP

In piena economia digitale, in un contesto in cui tutto è

–          Social

–          Mobile

–          Real time

–          Cloud

un hic et nunc perpetuo e trasparente, in cui nessuno è troppo grande per cadere e nessuno troppo piccolo per avere successo o si è rilevanti o si è indifferenziati

E per essere considerati rilevanti dalle proprie “buyer personas”, b2c o b2b che siano, occorre essere  i leader intellettuali del proprio settore.

Cosa fa di un soggetto un leader? Tre caratteristiche:

1)      L’essere DIFFERENZIATO

2)      Il portare con sé un VALORE

3)      Il godere di RELAZIONI SIGNIFICATIVE

Se non parlassimo di caratteristiche molto umane… potremmo (poco) sorprendentemente osservare che sono esattamente i fattori che Google utilizza per attribuire visibilità e rilevanza nei risultati delle ricerche condotte dagli utenti.

Oggi la strategia non è quindi quella di “essere competitivi”: la strategia è quella di “essere gli standard industriali del proprio settore”! Tertium non datur.

IL “WEB MARKETING” NON FUNZIONA

E’ una brutta notizia, ma è proprio così: non esistono scorciatoie per ottenere visibilità web se non si è o non si viene percepiti (è la stessa cosa) davvero rilevanti.

Certamente

–          si può noleggiare qualche settimana, qualche mese, di visibilità sponsorizzata

–          si può forzare verso il proprio sito la visita di qualche centinaio di curiosi

–          si possono ottenere alcune centinaia di indirizzi email di sconosciuti in cambio di gadget,

ma ottenere VISIBILITA’ vera – quella che apporta CONCRETI VANTAGGI DI MERCATO – con l’advertising web (solo) è impossibile.

RILEVANZA = VISIBILITA’ = VENDITE

Il meccanismo è blindato:

–          Rilevanza + contestualità dei contenuti a sé ascrivibili = condivisione nei social network

–          Condivisione social = visibilità nei motori di ricerca

–          Visibilità web = presenza ricorrente nel percorso decisionale dei clienti

–          Presenza nel customer journey = vendite multicanale

Si tratta quindi di strutturarsi per diventare rilevanti, attirare gli utenti fornendo loro utilità, una contropartita di contenuti rilevanti e contestualizzati e perciò utili ad essere riutilizzati e condivisi dagli utenti stessi nei loro network personali e professionali.

Si tratta di produrre e diffondere contenuti al fine ultimo di guadagnare attenzione diffondendo know how e divertendo, destinandolo e rendendolo visibile ai contesti web frequentati dagli opinion leader dei diversi network ai quali accedono le proprie “buyer personas”

LA STRATEGIA DIGITAL MARKETING CONCRETA

L’unica che funziona, che richiede metodo, tempo ed impegno, da parte dell’azienda e del fornitore è quella che non illude su scorciatoie, ma si concentra su:

1)      Contenuti

2)      Ottimizzazione SEO

3)      social media strategy

e che aiuta l’azienda a strutturarsi ed a lavorare come la media agency di se stessa in un meccanismo di continuo allineamento tra vendite-marketing-produzione.

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