Tutte, o quasi, le aziende sono alla terza tornata di esperimenti web – tutti più o meno deludenti – ed inizia ad affiorare un certo nervosismo all’idea di avventurarsi nella inevitabile quarta: oramai l’individuazione dell’incaricato aziendale: “Del (sito) web ti occupi tu” –  è temuta come l’indizione della fantozziana Coppa Cobram ciclistica aziendale annuale.

E’ pura statistica che i responsabili del “web aziendale” non mangino il panettone due volte di seguito. I migliori.

Ciò, chiaramente, non per loro esclusiva responsabilità, ma a causa degli accademici 5 fattori di fallimentarietà necessaria delle iniziative digital nazionali, nell’ordine:

  1. mancata individuazione dei reali obiettivi di business aziendali
  2. iniziativa randomica
  3. roadmap asfittica e/o a brevissimo termine
  4. imprenditore non compartecipe diretto del progetto digital
  5. budget inesistente

In ogni caso l’incaricato alla gestione del “progetto web annuale” ha poco di cui rallegrarsi; questi sono alibi che non lo salveranno.

Proviamo allora a stendere un guida minima, magari a puntate, che gli fornisca qualche chance in più di prolungare la sua carriera aziendale.

Prima puntata: la scelta della digital agency partner
  • Vi hanno contattato facendo telemarketing? Escludeteli di default! Senza eccezioni.

State investendo nel mondo digitalizzato, avete diritto ad un partner che dimostri nei fatti di credere nel mondo digitalizzato e che dimostri di saper utilizzare le competenze di marketing moderno innanzitutto per se stesso.  Nel dubbio metteteli alla prova nel loro stesso campo: sono visibili nei motori di ricerca? hanno il controllo della pagina Google di propria competenza? Sono rilevanti e condivisi? fanno content marketing? No? Escludete.

  • Viene a trovarvi un venditore puro a digiuno di ogni competenza consulenziale? Escludete.

Sembra indelicato dirlo, ma le agenzie che lavorano a listino possono vendere solo ore uomo. Voi avete bisogno di risultati e di valore. Di consulenza e di condivisione del rischio. I venditori a listino portano dietro di sé solo risorse junior. E sovraccariche.

  • Viene a trovarvi un team di 4 persone? Venditore, più responsabile di ogni dipartimento, più art director, più stagista? Attenzione.

Lo spiegamento di forze è sospetto e sproporzionato anche se siete una multinazionale.

  • Secondo incontro. Invitate sempre il titolare della digital agency. Se rifiuta, escludete.

E’ fondamentale ingaggiare non una agenzia, ma il titolare dell’agenzia. Prima cosa, una volta che è uscito dall’anonimato siete relativamente tranquilli che dovendo scegliere un cliente da scontentare non sarete voi i primi. Secondo cosa: le competenze dell’agenzia sono una diretta proiezione delle competenze del titolare stesso. Terza cosa: la connessione diretta del titolare con il mercato è l’espressione della connessione con il mercato dell’agenzia tutta.

  • Terzo incontro. Chiedete di conoscere il project manager a voi riservato. Se rifiutano. escludete.

Il PM sarà la vera garanzia delle possibilità (nel caso remoto in cui siano comunque assenti i 5 fattori di fallimentarietà necessaria del progetto di cui supra) di successo della iniziativa digital a voi affidata. Dovrà essere senior (chiedete curriculum dei progetti e dei clienti lui affidati ed indagate alla fonte per conferma), dovrà essere PM di ruolo (non un responsabile di dipartimento “promosso allo scopo” in funzione della vostra specialità come clienti. Non avrebbe tempo ed annegherebbe come efficienza nel giro di tre settimane)

  • Sopralluogo in agenzia. Open space? Attenzione!

Open space significa team divisi per silos, isole che non si parlano, agilità inesistente. Significa ore uomo massificate anziché team autonomi, decisionali e responsabilizzati individuati da competenze di settore. Amazon è strutturata in team di 3 o 4 persone al massimo, per qualunque progetto e per qualunque cliente. E’ un fattore determinante per l’efficacia del partner nel progetto.

… to be continued …

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